Che forma ha il burn out?

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azbzzz
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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da azbzzz » 30/07/2017, 23:16

"Az sbagli, io so scrivere e so quello che scrivo, ma lungi da me infilarmi in vicoli senza uscita. Non mi va e non ne vale la pena."

E' proprio quello che ho consigliato io!

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franco
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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da franco » 05/08/2017, 18:04

La forma del burnout.
Riflessione ma non è che è la signora in crisi, stress burnout o altro, oppure è semplicemente un modus che ha preso su pensando che sia necessario per il suo ruolo.
Una possibile strategia è anche restare indifferenti e quando urla la guardo come se stesse parlando sotto voce. Ignora il tono, considerarlo un tono normale.
Fare attenzione a cosa chiede e rispondergli in tono normale e risposte tecniche, anche se urla ringrazia se ti fa notare qualcosa. Ogni tanto, come battuta digli che il paziente in fondo a destra non ha sentito bene.

La forma del burnout è importante lo dimostra il gesto estremo del collega di Palermo.
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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da xx46it » 07/08/2017, 21:40

Certo Franco il burn out è altro , sono d'accordo, ma ci si arriva prima o poi a sentirsi un pò schifati e da lì si aprono orizzonti.
Non è la prima coordinatrice che conosco che usa queste maniere.
Gli uomini coordinatori non sono mica così, difficile trovarli aggressivi.
Guarda più passa il tempo più preferisco colleghi uomini, più equilibrati, raro trovare uno disagiato.
Poi chi dirige non fa nulla per farti lavorare sereno, anzi si avvalgono di cani da guardia per tenerti distante più possibile. Almeno l'impressione che se ne trae è questa.
In ogni caso ho intenzione di seguire i tuoi consigli, poi è solo lavoro.
"Ci sono due modi di vivere la vita, uno è come se niente fosse un miracolo, l'altro è come se tutto fosse un miracolo"
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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da franco » 08/08/2017, 19:30

Io sono sicuro che i colleghi giovani mi hanno trovato un poco orso.
Nella forma ci assomiglio.
Però non ce la facevo a seguire i malumori vari, covati magari da tempo per rimorsi di cambi non dati o altro.
I bisogni dei pazienti ed i loro problemi, affrontati con un linguaggio professionale adeguato, consente di vedere il reparto in un altro modo.
Capisci che ci sono dei colleghi che potevano fare altro, per una serie di ragioni infinite.
Capisci che i familiari arrivano con tanti preconcetti, tipo considerare gli uomini omosessuali e le donne di tutto e di più.
Capisci che a volte anche gli ammalati che assisti e che lavi in un certo senso si sentono superiori a te che in fondo che lavoro fai... e con calma gli spieghi che gli stai salvando la vita e la dignita di esseri umani, perchè nessuno a vietato ai loro figli di pulirli.

Capisci i modelli ripetitivi, le cose che non vanno o i campanelli di allarme che portano ad un aggravamento del tuo assistito li trovi prima.

Passiamo più tempo in reparto che in famiglia ed è li che ci dobbiamo concentrare per evitare che i malumori del reparto ci seguano a casa.
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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da Decatron » 08/08/2017, 21:58

franco ha scritto:Io sono sicuro che i colleghi giovani mi hanno trovato un poco orso.
Nella forma ci assomiglio.
Però non ce la facevo a seguire i malumori vari, covati magari da tempo per rimorsi di cambi non dati o altro.
I bisogni dei pazienti ed i loro problemi, affrontati con un linguaggio professionale adeguato, consente di vedere il reparto in un altro modo.
Capisci che ci sono dei colleghi che potevano fare altro, per una serie di ragioni infinite.
Capisci che i familiari arrivano con tanti preconcetti, tipo considerare gli uomini omosessuali e le donne di tutto e di più.
Capisci che a volte anche gli ammalati che assisti e che lavi in un certo senso si sentono superiori a te che in fondo che lavoro fai... e con calma gli spieghi che gli stai salvando la vita e la dignita di esseri umani, perchè nessuno a vietato ai loro figli di pulirli.

Capisci i modelli ripetitivi, le cose che non vanno o i campanelli di allarme che portano ad un aggravamento del tuo assistito li trovi prima.

Passiamo più tempo in reparto che in famiglia ed è li che ci dobbiamo concentrare per evitare che i malumori del reparto ci seguano a casa.

Bellissime parole.
Più passa il tempo e più mi rendo conto che davvero per fare questo lavoro bisogna essere supereroi..
Fare un lavoraccio difficile per non essere neanche apprezzati.

Questo però mi ha fatto rendere conto che io volevo vestire i panni del professionista. Non ho mai scelto di essere un supereroe, non è per tutti portare quel peso.

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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da IlSignorP » 09/08/2017, 1:15

Non cadiamo in questi discorsi di "atti di eroismo". E' lavoro.... un lavoro come tanti altri nè piu' nè meno.
A tal proposito si potrebbe citare un pensiero di Alessandro Bergonzoni che più o meno dice così: "Il pompiere ha salvato quella persona: è un eroe....il medico ha salvato quella vita: è un eroe.... sì un eroe, facile quando lo fai per lavoro.... non è che se vai dal salumiere e gli dici tagliami 300gr di salame e lui lo fa dopo gli fai un applauso e gli dici che è un eroe... o vai dal tassista gli chiedi di portarti alla stazione e lui ti ci porta, oh ma che eroe sei? Eh perchè? Perchè il medico sì e il salumiere e il tassista no? diverso sarebbe se il medico tagliasse un salame mentre ti porta alla stazione..... allora sì che sarebbe un eroe!... o il tassista ti operasse a cuore aperto" :-)

Questo concetto scherzoso è per dire che non c'è nulla di eroico nel fare il proprio lavoro e farlo bene nonostante le difficoltà. Voler cercare sempre l'eroe di turno fa parte di quei discorsi propagandistici di certa politca spicciola o da uomo del bar sotto casa, che dovremmo cercare di evitare anche perchè fino a qualche anno fa tutta questa cultura dell' "eroe di turno e dell' atto di eroismo" non esisteva.... se oggi siamo abituati a far certi discorsi è solo per effetto delle martellate propagandistiche che da qualche anno quotidianamente subiamo.
Decatron mi hai fatto venire in mente un gran film di qualche anno fa con Dustin Hoffamn che si intitolava "eore per caso" :-) Se non l'hai visto e ti capita, guardalo... è molto divertente.

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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da Decatron » 09/08/2017, 2:11

No spetta!

Il mio '' eroismo '' non è riferito alla attività in se di salvare persone. Assolutamente!

L'eroismo è rivolto al tipo di persone che fanno questo solo lavoro.

Voglio dire... Studi 3 anni massacrato da tutti e trattato da schiavo per prendere un pezzo di carta. Vai a lavorare con chiunque che ti prende a pesci in faccia dal medico ai collaboratori sanitari e persino dal paziente.
Buona parte del tuo lavoro, che ripeto ha richiesto la laurea, comporta rimuovere la cacca dal paziente... Attività che i medici non si permetterebbero mai di fare per decoro professionale.
Turni al limite dell assurdo, ferie non sicure, stipendio di Merda che prende di più la rumena che lava pavimenti in privato
Cioè.. Io la guardo così in ottica e penso '' ma tu sei un cazzo di eroe '' a sopportare tutto questo.
Devi esserlo tu perché io sto decidendo di non sopportarlo.

Avrei potuto usare la parola '' missione.. Missionario ' forse più adatta ma non mi piace.

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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da IlSignorP » 09/08/2017, 8:51

Decatron, avevo capito cosa intendevi, pero' ripeto fa parte del lavoro, lo sapevamo anche prima durante e dopo i 3 anni di studio massacranti. Sai quante professioni o lavori non sono all' altezza dei sacrifici fatti? Pensa che ne so ai call center, sai quanti laureati in gamba ci lavoreranno dentro e invece dovrebbero star a far altro?
L' eroismo forse è più questo, come scherzosamente riportavo nel pensiero di Bergonzoni, fare un lavoro che non ha nessuna attinenza con i tuoi studi i tuoi percorsi e i tuoi sacrifici. Pensa se studiavi da ingegnere o medico e poi finivi a fare l' OSS per necessità e a fare le igieni intime ai pazienti.
"Eroismo" è fare un lavoro che non ti sei scelto e che se non fosse esclusivamente per necessità non faresti mai. Tipo nel mio caso so di per certo che odierei fare il commesso!
Bene o male tutti noi abbiamo scelto di fare gli infermieri, magari qualcuno come me è partito alla cieca allettato dal miraggio della maggiore opportunità lavorativa, e poi durante il percorso universitario ha avuto la fortuna di capire che questo tipo di professione lo affascina e gli piace.
Quello che intendevo dire è che non si tratta di nessun sacrificio, missione o atto eroico se il lavoro che fai ti piace.

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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da Decatron » 09/08/2017, 22:08

Sono punti di vista.

Non è proprio vero che sai da prima e nel mentre cosa stai facendo.
Ti ricordo che gli infermieri lavorano a porte chiuse, non vedi il tipo di lavoro nel retroscena.

5 anni fa rifiuti una proposta per un corso da OSS perché non volevo fare l'assistenza di base alias badante, non mi ha mai attratto.

E ingenuamente... Pensavo che se esistesse una figura adibita all'assistenza di base allora l'infermiere faceva manovre più techinche/scientifiche e stop.

Mica 5 anni fa avevo capito che l'oss è una figura a parte che se va bene lo trovi se va male cazzi tuoi.
L'Università inculca fin dal primo giorno che tu ti laurea per fare l'infermiere.. E le manovre di assistenza di base (alias badante) le fai solo per controllare poi l'operato degli oss..
E io già con le mie convinzioni.. Pensavo fosse vero.
Quando inizi a renderti conto della realtà Signor P hai già fatto tot strada che a quel punto tanto vale che finisci.

Potrei dire che solo io sono in questa situazione. Ma a dire il vero a tutti i colleghi del mio anno di corso faccio la stessa medesima domanda. '' se potessi tornare indietro lo rifaresti il percorso? '' la risposta è sempre no, eccetto per quei 2-3 missionari.

Quindi mi rendo conto che il problema non è solo mio è che sono vittima di una presa per culo a livelli più ampi.

Perché te lo dico.. Quando NON faccio l'oss.. Non mi dispiace il mio lavoro e li faccio anche con piacere e soddisfazione dell'assistito.

Mi cala l'umore ogni volta che devo fare il badante.

Chissà magari capito in uno di quei reparti che funzionano bene e mi troverò anche bene a fare l'infermiere. . E me lo auguro.

Ma Signor P ho tanta esperienza alle spalle, che se devo scegliere di fare il commesso a 10 euro l'ora senza responsabilità penale e fare l'infermiere a 5 euro l'ora a partita IVA... Con la situazione che ti fanno fare più badante e poco e niente di infermiere..

Io scelgo commesso.

Ed è un peccato che sono uno dei rari a pensarla così Signor P. Perché se tutti ragionassero così le aziende non sfrutterebbero gli infermieri per qualche spicciolo e la professione sarebbe generalmente più soddisfatta.

La differenza tra me e i miei colleghi che accettano qualunque cosa capiti è la mia dignità che mi impedisce di mettermi a 90.

(scusate gli errori sono dal cellulare)

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Re: Che forma ha il burn out?

Messaggio da leggere da IlSignorP » 10/08/2017, 2:30

Sì hai ragione, alla fine sono punti di vista.... ma comunque leggo troppo sconforto in quello che scrivi, ed è questo che mi dispiace di più.
Per la questione dell' OSS di supporto pero', se ricordo bene anche tu provieni come me dal Sud.... beh dai... almeno dalle mie parti non è proprio così... io non ho mai creduto alla favola del "fanno gli OSS"... anche perchè al Sud sappiamo bene come lavorano molti OSS... quando lavorano. Inoltre quando fai il corso e i tirocini, vieni sfruttato peggio degli OSS, per non parlare poi dell' esperienza che ti fai nelle assistenze notturne... Non lo so ma mi riesce difficile credere che non si possano esser comprese determinate situazioni sin da subito, proprio perchè al Sud spesso si viene usati come Jolly in tutte le situazioni, soprattutto quando sei l'ultima ruota del carro (tirocinante).
Fare il commesso sicuramente ti porta meno responsabilità penali, ma sta certo che vieni vessato quotidianamente piu' di un infermiere e vieni soprattutto pagato una miseria, e peggio devi ingoiare tante situazioni tremende con i clienti (che rispetto ad un paziente non hanno nemmeno l'attenuante di uno stato di salute caduco) molto spesso maleducati per semplici motivi di corredo genetico fallato. :-)
Ad ogni modo c'è da considerare anche altri fattori.... è impensabile ad esempio che un infermiere di area critica tipo ad esempio una rianimazione deleghi l'igiene dei pazienti agli OSS e si limiti a supervisionare.... quindi dai non è proprio che non ci spetti fare certe cose, a volte anche in ambiti non geriatrici siamo per forza costretti a doverle fare in prima persona. Il punto è che fra un paziente sedato in rianimazione e un paziente geriatrico, fare l'igiene al secondo fa solo girare molto le scatole perchè non ne vediamo la necessità... Ma in realtà è semplicemente un nostro problema, poiche' certe manovre dovremmo considerarle specialistiche con tutte le tipologie di pazienti, e non crearci una tabella di pazienti di categoria A e una di categoria B che possono esser delegati a OSS.
Idem dicasi per rifare i letti e quant' altro o approvvigionare materiale nei carrelli..... io la prendo in altro modo, cioe' lo faccio comunque anche perchè farlo mi aiuta a mantenere buoni rapporti soprattutto con gli OSS, e spesso rispetto a tanti altri colleghi, quando sono in affanno o difficoltà me li trovo sempre accanto disponibili, mentre con gli altri fanno finta di non sentire o non vedere.
Anche qui c'è un concetto che noi infermieri dovremmo superare, ossia il "questo mi compete e questo non mi compete", semplicemente perchè così si evitano fraintendimenti e malumori. Questa cosa per mia fortuna l'ho imparata da alcuni medici e chirurghi in gamba, che fanno di tutto, dal movimentare il paziente sul tavolo operatorio, a sistemarsi il campo operatorio, e prepararsi da soli il materiale e tutto l'occorrente senza aspettare che agiscano quelli a cui competono questi compiti (cioe' noi infermieri).
Non è un comportamento da tutti.... e ti dirò aiuta anche molto a prendere le cose quotidiane, a volte anche pesanti e spiacevoli, con piu' serenità e tranquillità.

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