meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

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DarioTheFox
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meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da DarioTheFox » 29/10/2016, 15:33

Ultimamente emergono sia qui nel forum che su facebook, interventi di molte persone che disilluse del lavoro da infermiere si chiedano se meglio fare altro. magari un'altra professione sanitaria. E la maggior parte di noi gli consiglia proprio questo. Io come molti altri che facciamo questo lavoro e da qualche tempo di ruolo, nonostante la sicurezza consigliamo agli altri di fare altro.

Fare l'infermiere ad oggi, non vuol dire lavoro sicuro subito dopo essersi laureati, ma per chi ancora combatte o chi va all'estero ci sono molte possibilità di stabilizzarsi nel lavoro. Mentre altre professioni sanitarie, ritenute più soddisfacenti di contro sono soggette ad una precarietà e instabilità a lungo termine, con rarissime possibilità di stabilizzazione. Mi sono quindi posto una domanda i cui termini possegono lo stesso peso e quindi dipendono essenzialmente dalla persone, e non c'é ancora un oggettività logica che possa spingere a scegliere una cosa piuttosto che un altra. Sono dunque curioso di sapere da voi:

Meglio la sicurezza del tempo indeterminato facendo un lavoro che piace meno(es. infermiere) o fare un lavoro che piace(es. fisioterapista) ma precario a vita?
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Dearg-Due
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 30/10/2016, 13:16

Vengo da una generazione alla quale i genitori avevano inculcato l'idea che il "posto fisso", possibilmente statale, fosse l'obiettivo primario della vita.
La visione della società che avevamo da ragazzi, unità a queste indicazioni, ci confermava e ci spingeva verso questo ideale.
Credo di essere stato uno dei primi della mia generazione, a 29 anni, a dare una pedata al postofissostatalesicuroinospdale, e ricordo l'estremo disappunto e biasimo di moltissimi dei miei famigliari, degli amici e di tanti conoscenti, dai loro commenti mi sembrava di aver commesso chissà quale ignobile crimine o abominio.
Il punto è che al mondo non possono esistere solo posti fissi, un apparato statale non potrà mai assorbire tutti i lavoratori e/o professionisti di una nazione, quindi per forza ci devono essere vie alternative.
Sta al singolo stabilire quali siano le sue priorità, in base alle sue condizioni socio-economiche, necessità, obiettivi, desideri, aspirazioni, capacità e quant'altro.
C'è che privilegia l'aspetto professionale, l'ambizione, un obiettivo specifico, e chi invece predilige lo stipendio a fine mese fregandosene di tutto il resto (fortunato chi può unire entrambe le cose).
Tre anni fa, quindi in piena "crisi globale" due colleghe di mia moglie (ostetriche) si sono licenziate, una non ricordo per quale motivo e l'altra perchè il suo compagno è ginecologo e quindi, passandogli questo le pazienti, si è messa a fare solo libera professione.
(puntualizzazione fattami dal solito aficionado del postofisso: "e se poi questi due si lasciano?")
Pensiamo invece ad un saldatore professionista (boia com'è difficile saldare a modino, ci credo per imparare a saldare pcb e smd ci vogliano corsi ed anni di esperienza, io sono appassionato di smartphone e mi diletto a ripararli, ma quando vado sui connettori divento matto).
Quale possibilità di ottenere un posto fisso può avere questo lavoratore?
E con "posto fisso" non intendo un tempo indeterminato, che può benissimo trovarlo, ma dico avere la sicurezza di non trovarsi mai sulla strada per chiusura dell'azienda dove lavorava.
Non esiste una regola fissa, esistono invece le differenze personali e le specifiche situazioni individuali, che sono gli unici parametri che da tenere in considerazione quando si deve scegliere un lavoro o una professione.
Ovvero esiste ciò che sulla base delle mie aspirazioni, necessità e capacità io accetto di fare, accollandomi tutto quelle che ne consegue e/o potrebbe conseguirne, e ciò che non mi va di fare nemmeno per idea.
Non è detto che questo funzioni sempre, niente è sicuro al 100%, ma è il modo di agire migliore.

Per quanto riguarda la "precarietà" dei fisioterapisti... dove tu l'abbia sentita non lo so, so però che per molti FT lo stipendio mensile è un terzo di quello che percepiscono ogni mese, ovvero che con la liberaprofessionealnero triplicano quello che prendono dall'ospedale.
E lo stesso per i Dietisti, Ortottisti (dei Podologi non parliamone nemmeno).
Ecco, io FT o Dietista o Podologo, col cappero che vorrei entrare in ospedale.
Disarmante... disarmante e sconcertante accorgersi di quanto colei che consideravi unica era in realtà una povera psicopatica patetica e sfigata.

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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da DarioTheFox » 30/10/2016, 18:30

Grazie DD, sempre fonte di risposte chiare e saggezza.

La cultura del posto fisso pensavo di averla anche io. Credevo che mi sarebbe bastato un posto sicuro, passioni, hobby e interessi e tutta la vita davanti. Un lavoro tranquillo, e mi sarebbe scivolata la vita. Sono cresciuto in Sicilia, terra di nota "cultura imprenditoriale" (ironia). E quella cultura mi è comunque entrata dentro, nonostante avessi visto mio padre, libero professionista lottare una vita intera per affermarsi nel suo lavoro. Forse da piccolo vedendolo sgomitare così tanto non avevo compreso esattamente i motivi per cui lo stava facendo,e quindi si è rinfornzata in me l'idea che mi sarebbe convenuto fare qualcosa di più tranquillo.

La maggior parte delle persone a me vicino, amici e familiari compresi, ha questa idea del posto fisso...e boh saranno i 29 anni come dici tu ma ai miei 29 anni, torno sempre più in crisi dal lavoro, con un inquietudine che mi distrugge, tutti i giorni e diventa nevrosi ed energie spese inutilmente per l'unico scopo di fare quello che vorrei:

Voglio diventare un professionista vero, con competenze esclusive. Uno studio professionale, nessun superiore che mi impone niente con cui scendere continuamente a compromessi.

Devo cambiare me stesso, lasciare il "posto fisso", vincere le mie paure, vincere le paure degli altri. Reiscrivermi, studiare, realizzarmi. Devo trovare solo il coraggio, gli strumenti, i soldi, le energie per farlo.

Ho questo bisogno interiore di diventare bravo, di eccellere, diventare il migliore. Non mi accontento del 27 sicuro ogni mese, se ogni mese una parte alla volta muore piano. Mi sa che voglio cambiare lavoro.
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da franco » 31/10/2016, 11:15

: Chessygrin :
Ciao Dario
Ho messo prima un sorriso, perchè vorrei darti una brutta notizia.
Hai sbagliato pianeta : Chessygrin : : Chessygrin : : Chessygrin : : Chessygrin :

Ovvero.
DarioTheFox ha scritto: Voglio diventare un professionista vero, con competenze esclusive. Uno studio professionale, nessun superiore che mi impone niente con cui scendere continuamente a compromessi.
Non esiste.
Un professionista ha come superiori i clienti, da soddisfare anche se hanno esigenze assurde, perchè loro ti fanno pubblicità, perchè loro ti fanno arrivare a pagare le bollette.

Competenze esclusive?
Richiede tempo per svilupparle ed in ambito sanitario è molto difficile, così come anche per altre professioni, le aziende faranno fatica a pagare te, mentre daranno senza battere ciglio 1000 euro ad un professore universitario per un parere uguale al tuo.

Un professionista in un mercato libero
Sarebbe bello, ma in Italia il mercato non è libero è gestito dal governo che ha pesantemente penalizzato i professionisti esperti a favore del new entry.

Lasciare il posto fisso?
Avevo colleghi che facevano il secondo lavoro e prendevano di più come venditori ma non lasciavano il posto fisso, quando hai famiglia un entrata sicura serve sempre.
Benvenuto :-) ,incertezze, per fare i primi passi, visita....Come funziona il forum
Quando si regala un idea bisogna essere coscienti che quell'idea possa piacere o no. Quando si riceve un regalo, almeno un grazie :-)

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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 31/10/2016, 14:15

E' bene precisare che il lavoro "totalmente indipendente" non esiste e non esisterà mai, in quanto vincolato sempre ad uno scambio relazionale-economico con uno o più soggetti.
E' però vero che più in alto si va e meno si è dipendenti da qualcuno o da qualcosa.
Come dire prendere 10 pedate nei gioielli ogni giorno oppure prenderne una sola: sempre una pedata è (leggi: grana, bega, discussione, litigio, scazzo), ma certo meglio una sola che dieci.
Specialmente se ne devi ricevere 10 per guadagnare 1/4 di quello che guadagna chi ne prende una sola.
Insomma, un po' di differenza c'è, via.
franco ha scritto:Non esiste.
Un professionista ha come superiori i clienti, da soddisfare anche se hanno esigenze assurde, perchè loro ti fanno pubblicità, perchè loro ti fanno arrivare a pagare le bollette.
Parafrasando il Pippo Inzaghi degli esordi, sono completamente d'accordo a metà col Mister.
Quanto hai detto è verissimo, ma considerare i clienti come dei "superiori" esterni non ha lo stesso significato di essere sottoposti gerarchicamente ad una struttura piramidale, ma significa più precisamente operare con professionalità (dovuta), cortesia (dovuta) e rispetto (dovuto).
Significa però anche non assecondare tutte le loro bizze tout-court cosa che, se in prima battuta può sembrare controproducente, in realtà si rivela un valore aggiunto, perchè un professionista ha il dovere di imporsi (nei modi sopra citati) facendo valere la sua competenza e dimostrando al paziente/cliente che sta dicendo fesserie o sbagliando.
Se il paziente non è un deficiente (nel qual caso meglio perderlo che trovarlo), capirà e anzi, apprezzerà ancora di più il professionista poichè si renderà conto che questo sta lavorando nel suo interesse.
Agire così nel "pubblico" è invece quasi sempre controproducente per il professionista, il quale regolarmente passerà per stronzo, lavativo, sfaticato, arrogante, ignorante e maleducato.
Messi in atto questi
Competenze esclusive?
Richiede tempo per svilupparle ed in ambito sanitario è molto difficile, così come anche per altre professioni, le aziende faranno fatica a pagare te, mentre daranno senza battere ciglio 1000 euro ad un professore universitario per un parere uguale al tuo.
Credo intenda qualcosa che non può essere demandato o fattibile da altri.
Già redigere una dieta, eseguire manovre riabilitative, misurare la vista o rieducare uno strabismo congenito, sono atti deputati esclusivamente al professionista dedicato.
Quello che fa un Infermiere, come detto e ridetto, è fattibile da chiunque con un minimo di "addestramento" (che mi sa tanto di roba da circo).
Un professionista in un mercato libero
Sarebbe bello, ma in Italia il mercato non è libero è gestito dal governo che ha pesantemente penalizzato i professionisti esperti a favore del new entry.
Come è giusto che sia.
Libera imprenditoria in libero Stato, ma lo Stato detta le regole.
A patto che le detti, che le faccia rispettare (e qui cominciano i problemi) e che le varie associazioni più o meno ufficiali di professionisti non si diano la zappa sui piedi da soli.
Non mi sembra che i commercialisti, i medici, i geologi, gli agronomi e chi vuoi si lamenti più di tanto.
Si lamentano delle tasse che devono pagare, ma quello succederà sempre e comunque.
Discorso da Bar Sport eh, ma il succo è quello.
Lasciare il posto fisso?
Avevo colleghi che facevano il secondo lavoro e prendevano di più come venditori ma non lasciavano il posto fisso, quando hai famiglia un entrata sicura serve sempre.
Quando non ce l'hai. e magari manco ti interessa fartela, le cose cambiano.

Come vedi, è tutta questione di priorità, e queste può deciderle solo il singolo.
Potrà indovinarla come cannarla di brutto, ma fa parte del gioco, basta esserne edotti e consapevoli.
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da DarioTheFox » 31/10/2016, 15:49

Scontro tra Titani!!

Il problema è che il sistema odierno, non ti pone come specialista, ma come ingranaggio di un sistema nato per far eccellere altre figure. I miei sforzi, i miei risultati sono i meriti di mille altre persone fino all'assessore della regione in cui lavoro.

E il singolo ingranaggio alla fine si ritrova con in mano: la sicurezza di un 27 tutti i mesi e poco più. Che per molte persone è idilliaco, ma per altre alla fine, piano piano...sempre meno nutriente.

Se potessi far sfruttare nel pubblico le mie capacità e non sentirmi solo un ingranaggio sicuramente mi sentirei molto meglio perché la mia indole mi impone di essere così, io sono un risolutore di problemi e poco manager, da lì meno soddisfazioni a gestire e molte di più a risolvere: per questo paradossalmente preferisco il giro letti, almeno lì vedo che quel che faccio a un valore, seppur minimo, in qualche modo ho fatto qualcosa che vedo e che ho fatto io, il paziente sta meglio e lo vedo e sono soddisfatto. Ma quando firmo carte il cui unico senso è una burocrazia per la maggior parte fine a se stessa, mi sento demotivato.

Voglio rinforzare l'idea che io amo il settore sanitario, chi ha passato così tanto tempo in un ospedale, NON può più tornare indietro per occuparsi di marketing per esempio, perché abbiamo assaggiato la vita REALE.

Ma voglio mettere me stesso, nel meglio che posso fare, toccare i miei limiti e superarli giorno dopo giorno. E non un mero esercizio di esplicamento di procedure, mi fa sentire solo un esecutore, una macchina esecutrice, non un professionista. Per questi motivi vado in crisi.

Vorrei tanto accontentarmi della fortuna che ho, ma quel puntino nella testa non se ne va, non si acquieta mai, mi spinge verso qualcos'altro, sempre qualcos'altro. E lotto tra il cuore che mi manda via e la ragione che mi chiede di restare. Che stanchezza!
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da franco » 02/11/2016, 9:34

Ciao Dearg
Per competenze esclusive da mettere a mercato pensavo a qualcosa che sai fare solo te, nel senso che e un bell'esempio può essere il fisioterapista giovane, oggi ha davanti 40 anni di vita lavorativa.
Bene se nella tua città c'è un corso in questi 40 anni si formeranno 1000 fisioterapisti che faranno le tue stesse cose e se non trovi un qualche settore esclusivo, nuovo restando super aggiornato corri il rischio di essere obsoleto.

Dario il lavoro è fare qualcosa che ti chiedono e vieni pagato.
Il privato come il pubblico o la libera professione è così.

Questo non toglie che tu puoi fare del tuo lavoro un punto di partenza di crescita professionale per tutti, condividendo esperienze a corsi e congressi, poi quanto di questo vedi applicato è un altra cosa, quanto di ciò che fai dia un ritorno economico è un altra ancora.
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da DarioTheFox » 03/11/2016, 13:27

Però Franco so che il lavoro dovrebbe essere solo un mezzo per altro. Ma dovrebbe essere anche un mezzo per la propria autorealizzazione. So che non si può semplicemente battere i piedi a terra, e lavorare sodo per farsi riconoscere, e che il mercato fuori diventa ogni giorno più assurdo, ma nemmeno dentro si sta così bene.

Per rendere tutto più produttivo si incatenano i dipendenti in assurdi meccanismo burocratici con l'idea assurda di fare meglio più velocemente.

E farsi riconoscere come infermiere è davvero ardua, e alla fine ti rimangono solo le pacchette sulle spalle, perché di soldi qui ciccia... : Chessygrin : : Groupwave :
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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da Ginevra » 03/11/2016, 15:18

DarioTheFox ha scritto:Però Franco so che il lavoro dovrebbe essere solo un mezzo per altro. Ma dovrebbe essere anche un mezzo per la propria autorealizzazione. So che non si può semplicemente battere i piedi a terra, e lavorare sodo per farsi riconoscere, e che il mercato fuori diventa ogni giorno più assurdo, ma nemmeno dentro si sta così bene.

:
bè, diciamola tutta, ci sono colleghi di ruolo "imboscati" nell'Asl ove i piedi non li battono per nulla e siccome sono di ruolo non li smuove nemmeno il padre eterno.
E lo scambio alla pari con un collega che non ne piu di farsi il mazzo ? <<Ma che sei matto. Il posto è mio e non lo scambio con nessuno.>> Poi, magari, dopo una bella dormita del turno di notte, ci scappa una gratificante autorealizzazione economica. Ovviamente in nero : CoolGun : : CoolGun :

Poi ci sono i più "onesti" che magari hanno ottenuto il part time al 50% e il restante 50% lo fanno fuori in libera professione abusiva. Una vera manna dal cielo perchè l'ospedale diventa la "pila dell'acqua santa" in tutti i sensi. :sl:-|: :sl:-|: :sl:-|: :sl:-|: :sl:-|:

Allora alla fine della giostra il posto indeterminato è uno stipendio sicuro. Poi se non ti basta aguzzi l'ingegno e la furbizia.

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Re: meglio la sicurezza del tempo indeterminato o fare un lavoro che piace ma precario?

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 03/11/2016, 21:09

Di nuovo il punto centrale è la priorità che la persona assegna a certi valori o necessità.
Io ho sempre detestato la concezione del lavoro per arrivare al 27 del mese, ovvero l'idea di fare un lavoro "qualsiasi" per campare.
Generalmente chi non ha specifici interessi, obiettivi o ambizioni, si ritrova a fare quello che gli è capitato e/o che in qualche modo gli andava a genio o che comunque non lo disturbava e non gli arrecava disagio, nel qual caso qualsiasi lavoro pur ben retribuito è assolutamente inutile e deleterio.
Qualcuno è entrato alle Ferrovie a fare il controllore, o il bigliettaio, altri alle Poste a consegnare raccomandate e avvisi giudiziari o allo sportello dei conti correnti, chi in Regione a fare il portiere, chi all'ANAS ad asfaltare le strade, qualcuno è diventato ragioniere, altri geometri, chi con passione chi con semiindifferenza, e dubito comunque che molti di questi avessero in mente da sempre di andare a svolgere quel preciso lavoro.
Ci si "sono trovati", gli è capitata l'occasione e l'hanno colta al volo.
Chi più chi meno, in moltissimi settori.
Come dappertutto, c'è chi ha voglia di rompersi le scatole a studiare (anche se non è necessario per arrivar a quello che si vuole, se una persona vuole fare il manovale ed è soddisfatta è da applauso), chi non ha grosse difficoltà coi libri e prende un diploma ad indirizzo tecnico o professionale, e chi non ne vuol sapere.
In varia misura qualcuno finirà a fare qualcosa che non pensava mai avrebbe fatto, chi si pentirà della sua scelta, e chi se la farà scivolare addosso fregandosene di tutto e di tutti.
Altri invece, come me, hanno aspirazioni diverse, necessità interiori, esigenze specifiche le quali, se non soddisfatte, possono portare a gravi disagi e disturbi di vario genere, dalla mera insoddisfazione cronica fino alla depressione maggiore.
La realizzazione personale può passare (e spesso passa) anche dallo svolgere un lavoro gratificante e, è bene rimarcarlo, ciò che gratifica uno può non gratificarne cento.
Poi, in questo scenario, si inserisce la condizione socio-economica della persona, la quale ha un notevole valore ed influenza sulle scelte da fare.
Ci sono situazioni in cui, purtroppo, non c'è nulla da fare, se la situazione familiare non lo consente e un ragazzo ha il desiderio di studiare difficilmente potrà farlo, ma per fortuna adesso sono pochissimi questi casi.
Ma insomma, la situazione personale è un aspetto di assoluto rilievo per indirizzare e stabilire le priorità di un individuo.
Chi può, ed ha possibilità di scelta, faccia quello che desidera, non se ne pentirà, anzi, al 99% si pentirebbe di non averlo fatto.
Come diceva Confucio, che non era esattamente uno ripescato dalla piena: "scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita".
E' chiaramente un'estremizzazione, perchè qualsiasi lavoro ti metterà sempre davanti a grane e problemi di vario genere, ma verranno affrontati con uno spirito assai diverso che doverli affrontare facendo qualcosa che si detesta o che "chi se ne frega".
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